STILI DI ATTACCAMENTO E DEPRESSIONE NEI BAMBINI

Secondo LA TEORIA DELL'ATTACCAMENTO DI BOWLBY, nei primi anni di vita (0-5), 

l’attività del bambino è finalizzata al mantenimento dell’attaccamento verso i propri "caregivers"(figure di accudimento).

Con la crescita il bambino riesce sempre di più a muoversi da solo nell’esplorazione dell’ambiente.
Secondo Bowlby (1979) il modello di comportamento di attaccamento che si è strutturato nell’infanzia tende a persistere nell’adulto e si basa sull’esperienza che il bambino fa, sia con i genitori che con l’ambiente che lo circonda.

Il bambino deve potersi muovere anche da solo, per compiere le proprie esplorazioni, sapendo che la madre è sempre pronta ad assicuragli una base sicura dove poter tornare.

E’ questa sana relazione di attaccamento con la figura materna che è importante per un sano sviluppo dell’individuo.


Il sentimento di identità del sé comincia a svilupparsi in modo più tangibile nel periodo della seconda infanzia, quando le attività sociali assumono più grande spessore, soprattutto con l’inizio dell’attività scolastica.Tramite le informazioni degli adulti che lo accudiscono (istruzioni, spiegazioni, valutazioni, ma anche gesti, espressioni del viso) il bambino impara a conoscere gli attributi che lo definiscono agli occhi degli altri e, di conseguenza, ai suoi.

 In questo periodo il bambino mette in atto delle vere e proprie strategie che gli permettono di ricercare conferme della propria identità.

Tra quelle più comuni troviamo: l’imitazione di un adulto o di un coetaneo significativo; la ricerca di approvazione e di attenzione. In tal modo si vanno definendo nel bambino le caratteristiche sulle quali si baserà il suo giudizio personale.


La predisposizione alla depressione infantile è legata comunemente ad una situazione di distacco precoce.
Alcuni esempi di distacco possono essere così riassunti:

 Perdita reale di uno o entrambi i genitori;

 Distacco fisico e/o affettivo dai genitori (viaggi, separazioni, malattie, ospedalizzazione del bambino,ecc); 

Mancanza di assistenza dei genitori durante le prime attività del bambino che impara a doversela cavare da solo fin da piccolo. 

Attenzione dei genitori per doveri morali e sociali, con punizioni frequenti se il bambino non si è comportato come richiesto e minimi riconoscimenti quando ha adempiuto alla perfezione il suo dovere.

Un diverso sintomo del disturbo dell’umore che può sostituire la tristezza è la RABBIA, che molto spesso è presente nei bambini depressi.

Fanno parte dei sintomi emozionali anche :

 L'ANEDONIA, che è uno dei sintomi diagnostici principali nei disturbi depressivi (Carlson e Cantwell, 1979) e si riferisce alla perdita della risposta di piacere (il bambino appare annoiato, indifferente);

LA TENDENZA AL PIANTO, dove questo non è legato a eventi ambientali;

LA PERDITA DI ALLEGRIA , il bambino non trova divertenti cose che al contrario fanno ridere la maggior parte dei bambini;

IL NON SENTIRSI AMATI E L'AUTOCOMMISERAZIONE, (Stark 1996).



L’altro grande gruppo di sintomi presenti nel bambino depresso sono i sintomi cognitivi

Altri sintomi cognitivi della depressione sono: la disperazione, che si esprime con l’incapacità di vedere nel futuro la possibilità di risolvere qualsiasi tipo di problema; essa comporta enormi difficoltà terapeutiche oltre che rischi di suicidio; la difficoltà di concentrazione derivante dal fatto che il bambino è troppo preso nei pensieri della sua triste condizione e ciò influisce in lui a tal punto che le prestazioni scolastiche ne risentono; l’indecisione, che lo rende molto dipendente dagli adulti; l’ideazione morbosa, nella quale il bambino può avere frequenti preoccupazioni per la propria morte o per quella degli altri.

Per quanto riguarda invece i sintomi motivazionali risalta in modo evidente la chiusura sociale.


Alcuni bambini depressi evidenziano infatti un peggioramento delle prestazioni scolastiche (Carlson e Cantwell,1979).Anche la diminuzione del rendimento scolastico
viene considerata un sintomo motivazionale della depressione infantile.

Questo è legato al fatto che spesso appaiono demotivati ad apprendere, talora stanchi e apatici, come se non possedessero le energie sufficienti a svolgerle attività scolastiche.


 La frustrazione che ne deriva può rendere il bambino irritabile tanto da rendere molto difficile l’aiuto anche da parte degli adultiLa difficoltà di concentrazione
, inoltre, rende difficile l’assimilazione delle spiegazioni dell’insegnante, cosa che provoca maggiori difficoltà nello svolgimento dei compiti a casa.


Infine troviamo i sintomi fisici e neurovegetativi
. L’affaticamento è uno dei più tipici e si riferisce alla sensazione di stanchezza che il bambino prova durante la giornata; tale sensazione inizia ad essere significativa se diventa d’intralcio per le attività quotidiane.

Altri sintomi fisici e neurovegetativi sono il disturbi del sonno, quali: insonnia, ipersonnia, inversione circadiana e sonno non ristoratore; il rallentamento psicomotorio, che viene valutato positivamente quando il bambino ha movimenti corporei e linguaggio molto rallentati, quando sono presenti latenze nelle risposte, o se il bambino non ha mai iniziativa nel far procedere una conversazione. In ultimo troviamo l’agitazione psicomotoria, dove il bambino appare agitato, incapace di stare seduto, ha un linguaggio estremamente veloce, talvolta è irritabile, arrabbiato, e può diventare aggressivo.