DOTT.SSA PERRONE SILVANA

Psicoterapeuta dell'età evolutiva - Neuropsicologia dello sviluppo - Diagnosi e riabilitazione neuropsicologica dell'adulto- PSICOLOGIA DELLO SPORT

LO PSICOTERAPEUTA DELL'ETA' EVOLUTIVA

Il bambino come paziente 

Nell’ambito psicoterapeutico i bambini possono essere pazienti?

E se sono molto piccoli, possono capire la differenza tra gioco fatto in seduta e quello giocato in altri contesti?

L’esperienza permette di rispondere in modo affermativo alle domande. L’essenziale è che al bambino sia chiaro qual è il progetto terapeutico e che il terapeuta sia riuscito a spiegarglielo e condividerlo emotivamente con lui in tutti i suoi passaggi; solo in questo caso il bambino diventa un ottimo paziente

l bambino capisce che all’interno del setting non può far tutto ciò che vuole ma sente che in quella stanza può liberare le energie bloccate, acquisire fiducia in sé stesso e ricercare un significato al malessere che sente dentro di sé o in famiglia.

Lo psicoterapeuta può condividere con il piccolo paziente un contratto terapeutico?

 L’ascolto è ESSENZIALE; e il bambino sa di essere ascoltato in modo diverso da come accade nella sua quotidianità.    Se l’età del bambino lo consente, capire se il piccolo conosce il motivo per cui si trova lì e ciò che pensa riguardo alla terapia.

La terapia si svolge in un contesto dinamico, creativo, attraverso il gioco, il disegno e la drammatizzazione; il terapeuta si affianca al bambino e con lui gioca, balla, ride e soffre….

ACCOGLIENZA è la parola d’ordine: il bambino deve venire in studio e trovarsi a proprio agio, deve poter capire che il terapeuta è una persona che lo capisce, lo guida, lo ferma e lo limita se necessario. L’incontro con il terapeuta deve diventare un punto di riferimento importante, costante e sicuro, un momento completamente dedicato a lui. Con il proseguire degli incontri viene a crearsi una relazione profonda tra terapeuta e bambino e quest’ultimo inizia a trovare un proprio posto nello spazio relazionale esprimendo pienamente sentimenti, emozioni e paure.

E i genitori come entrano nel setting terapeutico?

Da non dimenticare chi fa la richiesta di consulenza e cioè i GENITORI.

I genitori spesso si sentono confusi, spaventati o addirittura stanchi di fronte a situazioni in cui il bambino manifesta dei malesseri anche fisici oppure paure, aggressività, controllo eccessivo. Questo malessere ostacola la sua evoluzione personale e sociale ma contagia e minaccia anche l’equilibrio familiare. Ecco che il terapeuta, attraverso il figlio, cerca di portare aiuto e sostegno a tutta la famiglia. Affidare il figlio al terapeuta significa, per i genitori, mettersi in discussione ed essere anche pronti a cambiare. I genitori devono essere coinvolti nel processo terapeutico ed hanno bisogno di essere aiutati a comprendere e condividere emotivamente la decisione di intraprendere una terapia per il figlio.

Quanto è importante il lavoro  in sintonia tra bambino/famiglia/terapeuta?

 L’ALLEANZA DI LAVORO  è fondamentale ed è fondamentale che ogni membro della famiglia mantenga il proprio ruolo e funzione.

 E’ essenziale che i messaggi passino in modo chiaro e corretto sia ai genitori che al bambino e soprattutto è necessario che il terapeuta crei una situazione di fiducia, di trasparenza, di non giudizio e di sostegno. Con il proprio sintomo il bambino avanza delle richieste alle figure significative del suo ambiente e, a suo modo, cerca di trasformare le relazioni affettive all’interno della famiglia. I sintomi non sono altro che messaggi che il terapeuta, con l’aiuto del bambino e dei suoi genitori, cercherà di decifrarli e tradurli nel linguaggio proprio di quel sistema familiare.

Cosa si fa in psicoterapia con i bambini?  

La stanza come luogo fisico ha la sua importanza quando si lavora con i bambini. Il setting terapeutico deve essere appositamente pensato per il bambino, con tavolino pieno di colori, fogli, libri; i giocattoli dovrebbero scaturire la naturale curiosità del piccolo e devono permettergli di mettersi alla prova come meglio desidera.

La psicoterapia è un luogo dove OGNUNO dovrebbe essere messo a suo AGIO per poter esprimere senza paura i propri sentimenti e i propri pensieri.

Quanto dura la psicoterapia con i bambini?

Spesso nei bambini il quadro sintomatologico tende a risolversi in tempi brevi grazie alla loro capacità  di recepire le rassicurazioni e le indicazioni del terapeuta. La terapia si conclude quando ogni membro della famiglia avrà ripreso il suo posto e ruolo; di fronte a genitori “base sicura” il figlio riprenderà il suo percorso di sviluppo ed esplorazione e potrà distaccarsi dal terapeuta che rinnoverà comunque la propria disponibilità per il futuro, in caso di necessità. L'obiettivo è sempre rendere il bambino, l'adolescente, il genitore, AUTONOMO e NON DIPENDENTE DAL TERAPEUTA:


Riferimenti bibliografici: “Manuale di psicoterapia dell’età evolutiva” Lambruschi